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Digital finance o finance nel digital?

Sempre più spesso e insistentemente si sente parlare di digitalizzazione nel mondo finance, di report automatici e della ora più che mai inflazionata “artificial intelligence” che sarà rivoluzionaria anche per le funzioni aziendali AFC.

Ma le novità non finiscono qui. Grazie a queste opportunità messe a disposizione da tecnologie sempre più evolute, chi si occupa di controllo di gestione e finanza d’azienda non è più solo l’uomo dei numeri e dei tecnicismi contabili-finanziari, che sono e resteranno sempre cruciali, ma è e sarà sempre più coinvolto nel business e nella collaborazione con le altre funzioni aziendali. Come dice Giovanni Barberis, managing director e CFO di green network, “il finance è un servizio creativo per il business”.

Dopo questa premessa, una società con un’anima tecnologica come Beintoo sembrerebbe l’ambiente ideale per chi si occupa di controllo di gestione. La realtà, tuttavia, è diversa e la conclusione potrebbe apparire addirittura paradossale a primo impatto. Analizzando più in profondità l’argomento, le società che traggono maggior beneficio dalla cosiddetta “rivoluzione 4.0” sono le aziende che potremmo definire “tradizionali”, figlie della prima rivoluzione industriale. Il riferimento sono le realtà che producono beni fisici, che producono attraverso processi produttivi, lavorano su commessa o detengono un eterogeneo portafoglio prodotti. E’ in tali contesti, pervasi da complessi sistemi di contabilità analitica e costing di prodotto, che si massimizza il valore aggiunto del flusso automatico e in “real time” di informazioni, per indicare una delle principali novità delle nuove tecnologie.

In una mobile data company, invece, cosa succede?

Indubbiamente la digitalizzazione e l’automazione dei processi routinari deve rappresentare un obiettivo in ogni dipartimento amministrativo. Sistemi di controllo come quelli delineati precedentemente, tuttavia, non sono funzionali per una realtà come Beintoo. Il nostro business si basa principalmente sull’erogazione di campagne pubblicitarie, per cui un sistema di reporting e analisi, che potrebbe essere definito come un’analisi di bilancio arricchita da dati non disponibili esternamente, è assolutamente performante. D’altra parte, le dinamicità del settore spingono ad essere estremamente repentini nel tenere sotto controllo i cambiamenti del mercato e la capacità dell’azienda a reagire ad essi: in questa situazione è più che mai importante il principio del “meglio essere imprecisamente corretti che precisamente sbagliati”.

Focalizzando l’attenzione su tematiche di più lungo periodo, l’attenzione deve inevitabilmente spostarsi su quelle attività che mi piace definire “a valore umano aggiunto”, possibili grazie all’automazione di operazioni standard.

L’analisi profonda del significato dei numeri, l’individuazione delle aree di miglioramento, l’individuazione dei segnali di criticità precoci (i.e. “early warning system”) sono possibili invece a mio giudizio, solo grazie alla capacità di lettura umana.

Penso che non sia così lontano il momento in cui sistemi si occuperanno in modo autonomo ed automatizzato di registrazioni di contabilità analitica, ma non potremo pensare di delegare alle macchine la decisione sulla strategicità o meno di un prodotto o una linea di business, quanto la modalità di finanziamento un nuovo progetto. Non si tratta solo, a mio avviso, di mancanza di output non disponibili o non integrabili al momento, ma soprattutto della insuperabile capacità di “forward looking” della mente umana.

Leonardo Bianchi

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